26 ottobre 2026

Tortona - Il cordoglio per la piccola Alessandra

Un fatto tragico, che rivela prima di tutto un profondo disagio di tipo personale, oltre che di coppia. L'uccisione a colpi di coltello della piccola Alessandra, 3 anni, da parte della madre Victoria Timofeeva, 30 anni, ha destato fortissima impressione in città e tra gli operatori dei vari servizi che la stavano seguendo, supportandola dopo la sepazione dal compagno per situazioni di maltrattamenti.

E tra operatori ed istituzione, ciò che emerge è prima di tutto la difficoltà di cogliere situazioni di disagio così profondo prima che possano generare estreme conseguenze, sopratuttto quando si passa dalla sfera sociale o di coppia a quella psicologica indivudale. Non si può certo dire che non fossero stati messi a disposizione strumenti di inclusione sociale, nei protocolli con cui vengono assistite le donne vittime di violenza, fisica o psicologica che sia, in famiglia: nel caso della giovane madre, il supporto economico, l'individuazione di una sistemazione abitativa temporanea, prima a Voghera presso la comunità di Villa Ferrari, e successivamente, su indicazione dei servizi sociali comunali e del Cisa, negli appartamenti di housing sociale per emergenza abitativa temporanea situati accanto alla chiesa di Santa Maria Canale. 

Sensazioni di drammatica sorpresa e dolore sono state le reazioni delle istituzioni locali, dal sindaco Federico Chiodi a tutta l'amministrazione comunale, compresi gli uffici dei comparti sociali, che hanno gestito la situazione anche in collaborazione con le associazioni che si occupano di proteggere le donne vittime di violenza, come il gruppo alessandrino Me.Dea

Ed anche dalla  Caritas diocesana, la cui cooperativa Agape è gestore della struttura presso cui la giovane donna era alloggiata: "Siamo tutti sconvolti da una tragedia di questa portata", commenta il direttore della Caritas diocesana di Tortona, Luca Simoni, "tutta la nostra comunità, i nostri uffici, la Diocesi e le sue istituzioni si stringono nel dolore. Soprattutto, la comunità tutta si sta domandando e dispiacendo per non essere riuscita a intercettare come ci fosse un malessere più profondo, personale oltre che familiare: queste sono le preoccupazioni più grandi, potere prevenire fatti più gravi di cui però non sempre si riesce ad avere sospetto o contezza. Resta dolore, cordoglio e sconcerto. Ora è momento del silenzio, del pensiero e della preghiera per queste vite spezzate".  Il servizio di assistenza venne quindi attivato in seguito ad una denuncia presentata dalla madre della minore per maltrattamenti da parte del compagno. Attraverso il Pis, Pronto intervento sociale, è stato attivato il sostegno economico in una situazione riconosciuta come "obiettivamente critica", contribuendo a supportare l’esigenza abitativa della madre e della figlia a seguito della separazione conflittuale della coppia. Si stava anche tentando un intervento di sostegno complessivo del nucleo, in particolare cercando di recuperare il rapporto con il padre per la genitorialità: la coppia svolgeva azioni educative con gli operatori dei servizi sociali, un fatto che probabilmente veniva avvertito in modo controverso dalla madre, con una recente udienza in tribunale che acconsentì a incontri regolari con il padre. Tuttavia, specificano i servizi sociali, "Nello svolgimento degli incontri e di tale attività, ad oggi non era emerso alcun riferimento ad episodi di compromissione delle condizioni di sicurezza della minore e neppure a comportamenti della madre tali da ricondurre al tragico epilogo".

Sul tema intevengono gli avvocati tortonesi Lorenzo e Massimo Bianchi, In qualità di legali del padre della bambina, in particolare in relazione al comportamento che potrebbe avere indotto alla separazione, ovvero il sospetto di violenza familiare: "nell'unico procedimento avuto per lesioni, il Pubblico Ministero ha ritenuto che il fatto non avesse rilevanza penale, chiedendo l’archiviazione, nel febbraio 2025", spiegano i legali: "nei confronti del padre non è mai stato preso alcun provvedimento che impedisse di vedere e frequentare la figlia, per cui l’ostacolo a che ciò avvenisse era determinato unicamente dal comportamento della madre, alla quale peraltro non era mai stato disposto l’affidamento esclusivo della bambina. Presso il Tribunale di Alessandria pendeva ricorso per regolamentare l’affidamento della figlia minore, alla luce del rifiuto della madre di consentire le visite e la permanenza della minore stessa presso il padre, malgrado il costante impegno dei servizi sociali affinché ciò avvenisse. Va specificato inoltre che il padre da tempo provvedeva, nei limiti delle proprie possibilità, a pagare spese relative alla figlia (canone della casa, mensa, asilo). L'udienza del 22 ottobre ha stabilito l’affidamento condiviso della minore e la riattivazione immediata degli incontri col padre, ora sconvolto e addolorato per l’accaduto".

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lunedì, 26 ottobre
All'interno del programma radiofonico di RadioPNR "buongiorno PNR", Massimo Brusasco ci ha regalato l'anticipazione delle notizie più importanti che si potranno leggere sul bisettimanale alessandrino nell'edizione digitale in uscita oggi.
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