Oggi allo stabilimento ex Ilva di Novi Ligure sciopero dei lavoratori di primo, secondo, terzo turno e giornalieri, con assemblea che si terrà in mattinata davanti alla portineria degli operai con un unico argomento all’ordine del giorno: la fermata degli impianti annunciata per il 15 novembre da Acciaierie d’Italia, la società che ha in gestione i siti produttivi dell’ex Ilva. Sulla fermata temporanea generale degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia sono intervenuti il Vescovo della Diocesi di Tortona, Monsignor Guido Marini e Monsignor Marco Tasca Arcivescovo di Genova che, attraverso un comunicato, hanno fatto sapere: «Condividendo, come Pastori, la preoccupazione espressa dai sindaci di Genova e Novi Ligure nel comunicato dell’8 ottobre 2026 in merito alla fermata temporanea generale degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, desideriamo richiamare l’attenzione soprattutto sulla sorte, sempre più incerta, dei lavoratori e delle loro famiglie. Le ricadute sui territori coinvolti sono innegabili. Auspichiamo che sia ancora possibile individuare una soluzione capace di limitare le conseguenze più dolorose della crisi, salvaguardando i posti di lavoro nelle aziende direttamente interessate, l’occupazione dell’indotto e il futuro dell’industria siderurgica nel nostro Paese. Di fronte a una situazione così delicata, chiediamo a tutte le parti coinvolte di agire con responsabilità, favorendo il dialogo e ogni possibile percorso di confronto. È necessario scongiurare che la comprensibile esasperazione di chi teme per il proprio futuro si traduca in reazioni violente, mettendo a rischio la convivenza civile e la pace sociale. La tutela del lavoro, della dignità delle persone e delle loro famiglie richiede l’impegno concreto e condiviso di tutti». Chiamato in causa da più parti il deputato della Repubblica Riccardo Molinari, ha fatto sapere: «Ho presentato un’interrogazione al ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, per chiedere al Governo di valutare con urgenza tutte le soluzioni possibili per garantire la continuità produttiva e occupazionale, attraverso accordi con altri produttori siderurgici o la cessione degli stabilimenti del Nord a gruppi industriali in grado di rilanciarli. Il futuro di questi siti va valutato autonomamente rispetto alla crisi di Taranto: le difficoltà dell’area a caldo non devono tradursi nella perdita di attività produttive che possono avere prospettive proprie. Servono risposte rapide e una strategia industriale chiara per tutelare lavoratori, famiglie e territori. Non possiamo permettere - ha sottolineato l’onorevole Molinari - che una crisi che si trascina da anni disperda un patrimonio di competenze e capacità produttiva fondamentale per il Piemonte e la Liguria. Le responsabilità di PD e M5S sono evidenti: la gestione della vertenza è stata caratterizzata da scelte controverse, scontri normativi e ripetuti cambiamenti nell’impostazione degli interventi pubblici, senza che si consolidasse una prospettiva industriale di lungo periodo. La vicenda dell’accordo con ArcelorMittal e il successivo contenzioso hanno evidenziato le conseguenze che l’incertezza normativa e politica può produrre sulla credibilità del sistema Paese nei confronti degli investitori. Le controversie relative alle garanzie legali connesse all’attuazione del piano ambientale, comprese le modifiche intervenute nel 2019, hanno contribuito ad alimentare uno scontro politico e istituzionale che avrebbe richiesto, invece, maggiore lungimiranza nella politica industriale del nostro Paese, ferma restando la necessità di garantire la tutela della salute e dell’ambiente. Ora, anni di scelte sbagliate e incertezze non possono essere pagati dai lavoratori e dai territori». È arrivata anche la nota di Acciaierie d’Italia sulla chiusura dell’ex Ilva definita «scelta dolorosa ma inevitabile. Gli altiforni si spengono. La fermata degli impianti dell'ex Ilva è una realtà contro cui non ci sono soluzioni, imposta dalla magistratura milanese, figlia del decreto di luglio del Tribunale e della scadenza dei novanta giorni fissata dalla Corte d'Appello. L'azienda - spiega una nota - ha cercato di tutelare la continuità con due ricorsi, ma l'istanza per mantenere i forni in riscaldo è stata respinta il 5 ottobre. Senza margini legali, la gestione commissariale si è arresa al limite del 25 ottobre. Acquistare materie prime non lavorabili entro tale data avrebbe significato stoccare materiali a spese dei creditori, prassi vietata dalle procedure straordinarie». Lo stop innesca un aspro effetto domino. Il blocco di Taranto paralizza i siti di Novi Ligure e Genova, privi di un'area a caldo autonoma e dipendenti dall'acciaio pugliese. L'ipotesi di tamponare la falla comprando bramme sul mercato estero si scontra con i lunghi tempi di consegna e gli standard di qualità richiesti dalla clientela. Acciaierie d’Italia ha ribadito di aver tentato ogni via legale per scongiurare la paralisi, chiedendo alla politica di valutare l'intero quadro giudiziario e industriale. Pertanto le speranze di sopravvivenza del polo siderurgico restano appese all'udienza della Cassazione del 20 ottobre, ultimo scudo per evitare la chiusura definitiva.
Nella foto: assemblea dei lavoratori davanti alla portineria dello stabilimento ex Ilva del 18 ottobre 2023. Oggi altra iniziativa sindacale simile.