La Corte di Cassazione quando deciderà sul ricorso di Acciaierie d’Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria in merito al decreto della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop all’area a caldo dell’acciaieria di Taranto? Non può che essere questo il pensiero che oggi accompagna i lavoratori dello stabilimento dell’ex Ilva di Novi verso il consiglio comunale aperto che è stato convocato per le ore 21 odierne al museo dei Campionissimo di Novi Ligure. L’attesa della decisione della Suprema Corte è di fondamentale importanza per il futuro dell’acciaio italiano perché se venisse confermato lo stop dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto verrebbe a mancare la fornitura di lamiera grezza da lavorare allo stabilimento di Novi Ligure e negli altri dell’area a freddo ubicati in Liguria e Piemonte. Nel consiglio comunale aperto di questa sera sono previsti gli interventi del sindaco Rocchino Muliere, dei componenti del consiglio comunale che chiederanno la parola e anche gli esterni al consiglio comunale, ovvero i delegati della rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento ex Ilva di Novi e delle segreterie provinciali di Fiom, Fim e Uilm. Previsti anche gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni provinciali regionali e dei parlamentari. Nelle intenzioni di chi lo ha convocato, il consiglio comunale aperto di questa sera avrebbe dovuto permettere di tirare le conclusioni di incontri e iniziative pubbliche svolte la scorsa settimana, ma sino a stamane manca il tassello più importante e forse decisivo per indirizzare nel bene o nel male, il futuro prossimo dell’ex Ilva e dei dipendenti di Acciaierie d’Italia, la società che gestisce gli stabilimenti dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria, ovvero la decisione della corte di Cassazione sull’attività dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. I giudici delle sezioni unite civili della Suprema corte si sono riuniti per la prima volta per prendere in esame il ricorso martedì scorso e si sono riservati di decidere in merito al possibile stop dell'area a caldo dell'ex Ilva. In udienza è approdato il decreto con cui il 27 luglio la Corte d'Appello di Milano, ha ordinato nell'arco di 90 giorni, ormai prossimi a scadere, lo stop di altiforni, acciaierie e impianti connessi poiché dannosi per la salute. La decisione è stata confermata con decreto l'11 settembre e il 5 ottobre, a seguito del rigetto delle istanze di sospensiva presentate da Acciaierie e Ilva. Nella seduta di martedì scorso l'avvocato generale della Cassazione, Luigi Birritteri, ha detto in aula che la pericolosità dell'amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta. C’è quindi da trovare il giusto bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale. Questa sera, nell’aula consiliare trasferita provvisoriamente al museo dei Campionissimi per poter ospitare più spettatori, ci sarà tempo e modo per commentare il decreto Ex Ilva che è diventato legge. Il testo contiene misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale. Tra le altre cose viene introdotta una disciplina speciale sulle garanzie finanziarie. In attesa della decisione della Corte di Cassazione e del dibattito di questa sera in consiglio comunale, la situazione dell’ammalata d’acciaio resta grave, ma stanno valutando le cure.
Nella foto: i lavoratori dell’ex Ilva davanti alla portineria degli operai allo stabilimento di Novi durante lo sciopero del 12 ottobre.