Si è svolto ieri presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy il tavolo tecnico interministeriale sull’ex Ilva con le organizzazioni sindacali, finalizzato ad approfondire le decisioni da adottare in seguito al provvedimento della Corte d’Appello di Milano, per contenerne gli effetti sul sistema produttivo e sull’occupazione. Le organizzazioni sindacali hanno illustrato le loro proposte, incentrate sull’integrità del gruppo, sulla continuità produttiva, sul risanamento ambientale, sulla decarbonizzazione e sulla tutela dell’occupazione: le amministrazioni ne approfondiranno nelle prossime settimane l’attuabilità. Gli esponenti del Governo hanno annunciato che, nel frattempo, proseguono le trattative e le valutazioni dei commissari sugli aspetti produttivi, occupazionali e ambientali delle proposte in campo. Sul tema è stato precisato che, nei giorni scorsi, il gruppo indiano Jindal ha confermato la volontà di proseguire nell’ambito dell’attuale procedura di gara in corso. I rappresentanti delle amministrazioni hanno infatti chiarito che le imprese interessate all’intero perimetro industriale previsto dalla gara, comprensivo dell’area a caldo e di quella a freddo, possono già ora presentare nuove proposte o migliorare quelle esistenti. Un’eventuale modifica del perimetro o delle condizioni della gara renderebbe invece necessaria la pubblicazione di un nuovo avviso, con un conseguente allungamento dei tempi. Previso un incontro con Confindustria, Federacciai, Federmeccanica e le principali imprese siderurgiche nazionali, per approfondire il possibile contributo del comparto alla definizione di nuove soluzioni industriali per l’ex Ilva. Domani il Governo sentirà le imprese dell’indotto maggiormente esposte alla riduzione delle commesse. Gli esiti delle interlocuzioni e le proposte raccolte saranno quindi portati al tavolo di Palazzo Chigi, che gli esponenti del governo prevedono di convocare all’inizio di settembre, per le determinazioni sul prosieguo del percorso. I sindacati hanno chiesto più garanzie pubbliche nella crisi dell’ex Ilva e appena concluso l’incontro hanno emanato un comunicato stampa nel quale, tra l’altro, si legge: «Al governo restano 81 giorni per assumere le decisioni necessarie per evitare una bomba sociale ed un tracollo industriale e ambientale. In questo tempo occorre fare quello che non si è fatto negli ultimi due anni e che da tempo chiediamo, dare una prospettiva industriale, ambientale e sociale all’ex Ilva e all’intero indotto. Nel tavolo tecnico odierno tenutosi presso il Mimit, con la partecipazione dei responsabili del dicastero delle Imprese, del Lavoro, del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e degli altri organi governativi, assenti i ministri, Fim Fiom Uilm hanno ribadito le proposte e le necessità contenute nel documento denominato “Piano Straordinario Nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex ILVA”. Il documento illustrato dagli esponenti di Fim Fiom Uilm si pone come obiettivi prioritari quelli di un piano industriale che preveda la continuità produttiva degli stabilimenti e rilancio degli impianti di finitura anche acquistando bramme e semiprodotti, l’integrità del gruppo siderurgico, della decarbonizzazione, del risanamento ambientale e delle garanzie occupazionali». Per Fim Fiom Uilm «il piano industriale per la decarbonizzazione, da cui ripartire, è quello condiviso fra sindacati, governo e istituzioni nella direzione dell’obiettivo della massima occupazione. In ogni caso, tutti i lavoratori, non solo diretti ma anche di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’indotto, dovranno avere una tutela. Occorrono fondi privati e pubblici e, in ragione di quest’ultimi, il ruolo diretto dello Stato a garanzia della realizzazione degli investimenti per l’ambientalizzazione, la decarbonizzazione e la salvaguardia dell’occupazione resta prioritario. Al piano industriale occorre aggiungere - prosegue il comunicato firmato da Fim, Fiom e Ulm nazionali – la definizione di un piano sociale con misure straordinarie (che ricomprenda anche i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, di Acciaierie d’Italia e indotto, con ammortizzatore sociale specifico per la fase di transizione che garantisca almeno un reddito dignitoso, per il passaggio dalla produzione di acciaio da altoforno a quello elettrico». Fim Fiom Uilm, dopo l’incontro di ieri e quelli che prevedono nei prossimi giorni con Federacciai, sistema dell’indotto e istituzioni pugliesi, si attendono la convocazione a breve del prossimo incontro a Palazzo Chigi per acquisire una proposta complessiva e positivamente risolutiva della vertenza. Fim Fiom Uilm chiedono «che si faccia tutto il necessario per salvaguardare ambiente, salute, industria, reddito e occupazione» e hanno confermato la mobilitazione permanente.
Nella foto: il tavolo tra esponenti del governo e i sindacalisti svolto ieri nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.