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PNR Evening
Redazione Musica

ON AIR

M y s t e r y T r a i n d e l 2 3 L u g l i o 2 0 2 0 “ S u m m e r R a y’ s H i g h e r G r o u n d “

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D i s c h i d e l l a S e t t i m a n a :

G r a v e l & G r a c e - “ Bringing The Blues “ ( Autoprodotto )

Il massiccio vocalist Earl Matthews – esperienza ventennale alle spalle – e la giovanissima cantante e tastierista Ava Grace Merchant – appena diciassettenne con profonde radici missisippiane – guidano da poco più di un anno Gravel & Grace, una brillante compagine attiva a Modesto, California. Il loro esordio centra a pieno il bersaglio e ci regala un goioiso

e vibrante impasto di blues, soul e pop con qualche accenno gospel. Tutto funziona a meraviglia e “Bringing The Blues”, con un suono tremendamente fresco ed entusiasmante,

si candida di diritto ad entrare nel novero dei migliori esordi del 2020.

G r e g g M a r t i n e z - “ MacDaddy Mojeaux “ ( Nola Blue )

Il formidabile cantante e trombettista di Lafayette, Louisiana – sulla scena da quasi 50 anni con varie formazioni – firma il dodicesimo lavoro solista in una forma strepitosa. “MacDaddy Mojeaux”, titolo che si ispira al suo nome d’arte, propone ancora una volta il prelibato infuso sonoro di soul e r&b intriso di “swamp pop” e servito in salsa cajun. “Mac Daddy”, tenore prodigioso per classe e potenza, pesca dal passato e rivitalizza classici del soul di Ray Charles, Sam & Dave, Clarence Carter e Tyrone Davis e aggiunge qualche nuova creazione.

Tra queste “Eva Delle”, con un irresistibile passo zydeco e “Moonlight & Magnolias”, che emana l’inebriante fascino notturno della “Crescent City”. Saluto finale affidato alla romantica e orchestrale “Marie” di Randy Newman.

T o o S l i m A n d T h e T a i l d r a g g e r s - “The Remedy”

( VizzTone )

Timothy Lee Langford, meglio conosciuto come Too Slim, riprende le fila del discorso lasciato in sospeso con l’acclamato “High Desert Heat” (VizzTone-2018) e scrive un nuovo capitolo della sua già nutrita discografia. Concepito A Nashville, Tenn. dove il cantante e chitarrista di Spokane, Washington si è stabilito da qualche tempo, “The Remedy” elargisce con generosità una sferzante ed esplosiva miscela di blues e rock ad alto voltaggio, con spiccati elementi boogie e r&r. Con lui i fedelissimi Zach Kasik (basso) e Jeff “Shakey” Fowlkes alla batteria. Nessuno di loro è armonicista, ma ce ne sono addirittura tre in qualità di ospiti speciali: Jason Ricci, Richard Rosenblatt e Sheldon Ziro. Meglio abbondare, non si sa mai…

M i k e Z i t o - “ Q u a r a n t i n e B l u e s “ ( Gulf Coast )

Nel novembre dello scorso anno l’uscita di “Rock’n’Roll” (Ruf), lo scintillante tributo a Chuck Berry, suo illustre concittadino, con una marea di invitati. Ma il tour europeo, organizzato per promuoverlo, viene subito interrotto bruscamente a causa della pandemia che, di lì a poco avrebbe stravolto le nostre vite. Ritorno forzato in Texas ed ecco scattare l’idea di un nuovo disco, una sorta di “piano B” per occupare i venti giorni rimasti improvvisamente liberi. “Quarantine Blues” è frutto della paura e della forte tensione emotiva serpeggiate nel periodo del “lockdown”. Meno blues del solito, a dispetto dell’esplicito titolo, decisamente più hard rock con risvolti che sfiorano il “dark” e passaggi vicini al “metal”. Il tutto però stemperato da un saluto finale acustico tra country e folk (“What It Used To Be”). Il disco è scaricabile gratutitamente da Sound Cloud, ma bene accette sono le donazioni a favore dei musicisti rimasti inattivi per il blocco dei concerti.


L e A l t r e N o v i t à :

Coco O’Connor, Vanja Sky, The BC Combo, Victor Wainwright & The Train,

Swingadelic, CD Woodbury, Jimmy Buffett, Red’s Blues, The John Santos

Sextet, Scott Ellison, The Proven Ones, Anthony Geraci, Lynn Hanson, Greg

Copeland, Robert Cray Band, The James Hunter Six, Charlie Bedford.

D a l P a s s a t o :

Ray Charles, The Band, Maddox Brothers & Rose, Stevie Wonder, Mark Mulligan, Kalama’s Quartet.

B e n v e n u t i a B o r d o !

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M y s t e r y T r a i n d e l 1 6 L u g l i o 2 0 2 0 “ H a p p y B i r t h d a y D i o n ! “

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D i s c h i d e l l a S e t t i m a n a :

J o h n B l u e s B o y d - “ What My Eyes Have Seen “ (Gulf Coast)

Il titolo del tardivo esordio di quattro anni fa (“The Real Deal” – LVF) non lasciava dubbi sull’autenticità del personaggio. Questo secondo capitolo – sempre Kid Andersen e la sua premiata squadra a fornire il prezioso supporto – è ancora più eloquente. Il 75enne bluesman di Greenwood, Mississippi, da tempo in California, spalanca il libro dei ricordi e racconta la sua vita col cuore in mano. Il lavoro nei campi di cotone a soli otto anni , le marce al fianco di Martin Luther King a sedici, le persecuzioni del Ku Klux Klan. “Tutto ciò che i miei occhi hanno visto”. E le emozioni sono ancora più forti quando si rivolge a Dona Mae, l’adorata consorte scomparsa nel 2014. La sua voce, ricca, calda ed esuberante è una

brillante sintesi del miglior canto afro-americano. Dal possente urlo di Big Joe Turner e Wynonie Harris alla serena pacatezza di B.B. King e Junior Parker. Con il blues “nel sangue e nel DNA”…Come John afferma in una delle tracce di questa imperdibile raccolta.

T h e C l a u d e t t e s - “ High Times In The Dark “ (Forty Below)

Con un’invidiabile gavetta blues al fianco di colossi quali Junior Wells, Otis Rush e Buddy Guy e un imminente debutto solista, Johnny Iguana – l’anagrafe lo preferisce Brian

Berkowitz- torna a colpire con la sua band, sempre all’insegna del “di tutto e di più”.

L’acrobatico pianista di Chicago e i suoi accoliti – il loro nome sarebbe stato perfetto per un gruppo vocale femminile tra i ’50 e i ’60 – ci disorientano con una sorprendente e coloratissima girandola di sonorità tra le più disparate. Un frullato vitale e adrenalinico che ingloba blues, pop, jazz, punk, folk, rock, ma anche sonorità orientali, vampate psichedeliche e dissonanze avanguardistiche, da loro stessi definito con il termine “garage cabaret”. Questo quarto appuntamento segue le orme dei precedenti, amplificandone il già ricco raggio d’azione. Ma se è il blues più “normale” che vi garba, allora meglio attendere l’arrivo del primo solo targato Delmark. Anche se, conoscendo il tipo, sarebbe auspicabile non dare nulla per scontato.

L o u i s i a n a ‘ s L e r o u x - “ One Of Those Days “ (Autoprodotto)

L’esordio ufficiale risale al 1978, con l’omonimo album su Capitol che conteneva quella che sarebbe diventata la loro canzone simbolo, la sensazionale ballata “New Orleans Ladies”.

La band di Baton Rouge ha proseguito poi con altri cinque acclamati lavori, un succulento impasto di blues, rock sudista, funk e country, con le radici ben affondate nella tradizione cajun e un legame sempre più solido con il concittadino Tab Benoit. Il nuovo album segna il ritorno del gruppo dopo un decennio di latitanza e un profondo rinnovamento nei ranghi, con la guida affidata al vocalist Jeff McCarty e al chitarrista Jim Odom. Unici superstiti della prima formazione solo Tony Haselden (chitarra) e il tastierista Rod Roddy. Ma lo scintillante e prelibato “gumbo” sonoro, da sempre loro marchio di qualità, quello è rimasto intatto e sempre dinamico, vibrante e con un “feeling” irresistibile. “Trait d’union” con quello storico primo album, la nuova versione di “New Orleans Ladies”, con la presenza “cameo” di Benoit alla solista. Se non vi eravate accorti di loro in passato, non perdete la ghiotta occasione

offerta da “One Of Those Days”. Scoprirete una delle più meritevoli bands sudiste, per nostra fortuna, ancora in circolazione.


Joel Siegel & The Pocket Band - “Pink Hotel” (Starcrossed Media)

San Francisco, California primi anni ’70, poco dopo l’esplosione del “rock acido”: i Dead, gli

Airplane e i Quicksilver in pieno fervore creativo. Ci pensa David Crosby a fare da “talent scout” agli RJFOX, giovane band emergente, guidata dal chitarrista e cantante Joel Siegel.

Il primo disco è su Atlantic e diventa subito oggetto di culto. Ne seguiranno altri, non molti in verità, fino al 2008. Tutti permeati da un sapido miscuglio di rock, pop, soul, country e qualche divagazione jazz. I contatti e le collaborazioni con i citati Grateful Dead, Jefferson Airplane e anche Doobie Brothers si intensificano col passare del tempo. Siegel si ritaglia anche uno spazio solista nel ’95 (”Sideshow”), gettando le basi per quella che sarebbe poi diventata l’attuale Pocket Band. “Pink Hotel” viene a colmare un “gap” protrattosi per una dozzina di anni e le sue quattordici tracce originali dimostrano che la vena ispirativa del californiano non si è affatto assopita, ma si è fatta anzi più matura e personale. Senza dubbio in grado di recuperare i vecchi “fans” e conquistarne nuovi, con la speranza di non attendere così a lungo la prossima uscita…

L e A l t r e N o v i t à :

Hurricane Ruth, Laura Green, Cina Samuelson, Dion with Joe Menza, John

Primer & Bob Corritore, Eric Hughes Band, CD Woodbury, Swingadelic, Gregg

Martinez, Eddie 9V, Grant Dermody, Luciano Federighi & Davide Dal Pozzolo,

Whitney Shay, The Mary Jo Curry Band, Tomislav Goluban.

D a l P a s s a t o :

Bobby Darin, Dion, The Jimmy McGriff And Hank Crawford Quartet, Clifton

Chenier, Flaco Jimenez, Dion & The Belmonts.

B e n v e n u t i a B o r d o ! 

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M y s t e r y T r a i n d e l 9 L u g l i o 2 0 2 0 “ H o t C o f f e e & S u m m e r B r e e z e “

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D i s c h i d e l l a S e t t i m a n a :

L i n s e y A l e x a n d e r - “ L i v e A t R o s a ‘ s “ ( D e l m a r k )

Alla bellezza di 78 anni, da compiere tra poco e portati benissimo, Linsey Alexander sforna un nuovo album frutto di un paio di concerti tenuti al Rosa’s di Chicago nel maggio del 2019. Ed è ancora la storica etichetta fondata da Bob Koester nel 1953, a cui Alexander è legato da tempo, a pubblicarlo. Giunto a Chicago da Holly Springs, Mississippi nel ’63, il cantante e chitarrista diede subito prova del proprio talento, lavorando al fianco di “blues stars” di prima grandezza: B.B.King, Buddy Guy, Magic Slim, per fare qualche nome. Instancabile “live performer”, con un magnetico “appeal” nei confronti del pubblico femminile, Alexander si dimostra come sempre magnifico interprete del più classico blues elettrico di Chicago, impregnato di soul e funk e molto incline al “dancefloor”. Va a togliere

la polvere da vecchi hits personali e a recupere qualcosa da B.B.King, Freddie King e Bennie Latimore. E il disco entra di diritto nella ricca tradizione dei “live” di Casa Delmark.

S c o t t E l l i s o n - “ S k y l i n e D r i v e “ ( R e d P a r l o r )

Concittadino dell’indimenticabile J.J. Cale – entrambi provengono da Tulsa, Oklahoma – Scott Ellison si muove con lucida determinazione in un ambito musicale dove blues, soul, rock, pop e jazz s’intrecciano per creare un amalgama perfetto. Sulla scena ormai da quattro decenni, il valente cantante e chitarrista ha collezionato incontri altolocati – B.B.King, Joe Cocker, Levon Helm – e una serie di opere di elevato tasso qualitativo. Il nuovo “Skyline Drive” non delude le aspettative e ribadisce le sue spiccate doti di autore ed interprete, con una dozzina di tracce create per l’occasione e meritevoli di sicure attenzioni. La voce ruvida

e il suono ricco e fluente della chitarra sono le sue armi vincenti. Tenetevelo ben stretto !

G e r a l d M c C l e n d o n – “C a n ‘t N o b o d y S t o p M e N o w” (Delta Roots)

Ci siamo già imbattuti in lui lo scorso anno, all’interno di un curioso progetto che opponeva due città a colpi di blues: “Battle Of The Blues…Chicago Vs Oakland” (Delta Roots-2019).

Lo ritroviamo adesso con un album a proprio nome e, ancora una volta, l’esperto batterista

e produttore Twist Turner in cabina di regia. Tra i più versatili e dinamici stilisti soul e r&b che l’odierna “Chi Town” possa offrire -la sua voce possiede un’estensione impressionante –

Gerald McClendon è stato più volte avvicinato ad autentiche leggende quali Otis Redding,

Marvin Gaye, Z.Z.Hill e Wilson Pickett. Da questi confronti è sempre uscito a testa alta, guadagnandosi addirittura lo pseudonimo di “soul keeper”. “Can’t Nobody…” ce lo consegna in una forma straordinaria, deciso a proseguire sulla strada imboccata da tempo e non abbandonare la sua “missione”: mantenere viva la nobile tradizione del soul e r&b, ridisegnandone i contorni con idee sempre fresche e accattivanti. Una garanzia per chi ama la “musica dell’anima”.

W u F e i & A b i g a i l W a s h b u r n – “Wu Fei & Abigail Washburn ( SFWays )

Wu Fei arriva da Pechino, Abigail Washburn è di Evanston, Illinois. Le due signore hanno in comune non poche cose. Nate entrambe nel ’77, convolate a nozze più o meno nello stesso periodo, da qualche tempo residenti a Nashville, Tenn. Ma soprattutto condividono una sconfinata passione per la musica tradizionale e il dialogo multietnico. Wu suona il guzheng a 21 corde, strumento della tradizione cinese appartenente alla famiglia delle cetre. Abigail il banjo, le cui origini sono africane. Il loro primo incontro in una cittadina tra le montagne del Colorado. Da subito l’inizio di un’amicizia e di una collaborazione artistica, ormai attiva da diversi anni e suggellata magnificamente da questa affascinante opera prima di coppia. Pubblicato da Smithsonian Folkways e prodotto dal geniale Bela Fleck, affermato banjoista di origine ungherese e anche marito della Washburn, il disco celebra il connubio tra due patrimoni culturali lontani. L’ “old time music” americana e la folk song cinese si uniscono e dialogano in maniera molto creativa, infondendo nuova linfa al concetto di “World Music”.

I brani scelti, appartenenti tutti alle due tradizioni, trasmettono un fascino e una bellezza da restare senza fiato. Le due amiche suonano in perfetta ed emozionante armonia, cantano in inglese e in cinese, creando un’atmosfera carica di incantevole suggestione. Una nuova frontiera per la musica delle radici.

L e A l t r e N o v I t à :

T Sisters, The Claudettes, The Hi-Jivers, Mark May Band, Peter Karp, Jimmy Buffett, Dion feat. Sonny Landreth, Breezy Rodio, The John Santos Sextet, Crooked Eyed Tommy, Louisiana’s Leroux, Meadow Creek, MZ Sumac (Chicago Vs Oakland), Michael Johnathon,

Tom Gilberts.

D a l P a s s a t o :

Little Richard, N.R.B.Q., The Jimi Hendrix Experience, Los Straitjackets, The Red Button, Jesse Fuller, Belton Richard.

B e n v e n u t i a B o r d o !         

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M y s t e r y T r a i n d e l 2 L u g l i o 2 0 2 0 “ A l r e a d y G o n e . . . T w i c e ! “

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D i s c h i d e l l a S e t t i m a n a :

J o h n n y B u r g i n - “ N o B o r d e r B l u e s “ ( Delmark )

Chitarrista e cantante di Chicago, Ill. con solidi agganci californiani – il “Live” dello scorso anno è stato registrato dalle parti di San Francisco – Johnny Burgin ha sempre avuto un debole per i confronti internazionali. Da non dimenticare il felice incontro con l’armonicista madrileno Quique Gomez (“Dos Hombres Wanted”-2019). Il progetto che riguarda questo nuovo album ha un respiro più ampio e va a coinvolgere una nutrita quantità di musicisti giapponesi di estrazione blues: alcuni residenti nella “windy city”, la maggior parte proprio nel paese del “sol levante”. I risultati sono davvero soddisfacenti e il blues che scorre tra le sue pieghe è sempre piacevole , frizzante e, a tratti, molto divertente. In programma pagine di Carey Bell, Elmore James, Tampa Red e Little Walter, ma anche qualche originale. Sigillo conclusivo un’ esilarante versione di “Sweet Home Chicago” che si trasforma per l’occasione in “Sweet Home Osaka”…Blues senza confini.

Rusty Ends & Hillbilly Hoodoo – “The Last Of The Boogiemen” (Autopr.)

Un’ esperienza unica accumulata con trascorsi avventurosi in età giovanile tra Louisville,

Kentucky e Fort Worth, Texas. Una palestra fatta di taverne di infimo grado, locali malfamati e pericolose “roadhouses” e di un pubblico formato non certo da educande e gentiluomini.

Nei tardi ‘60’s con i suoi Cooper & Brass il contatto con il mitico Sam Phillips (Sun Records), poi l’ attività al servizio di celebri gruppi vocali ( Shirelles, Drifters, Coasters ) e negli anni

90 la totale conversione al blues con la Rusty Spoon Blues Band. Poi l’improvviso abbandono per studiare misticismo e medicina dei Nativi Americani. Per questo ritorno con la nuova band, Rusty Ends propone un accattivante impasto sonoro di blues, rockabilly, r&r, soul, boogie, honky tonk e doo-wop. Un “gumbo” musicale speziato e appetitoso, che Ends ama sintetizzare con il nome del gruppo: Hillbilly Hoodoo. Ancora una birra, please…


T h e P r o v e n O n e s - “ Y o u A i n’ t D o n e “ ( Gulf Coast )

Superguppo blues di recente formazione – alle spalle solo “Wild Again”, l’eccellente esordio

di due anni fa – i Proven Ones vantano “curricula” personali da far tremare i polsi (Fab.T Birds, Mannish Boys, Radio Kings). Per rinfrescarci la memoria, ecco i loro nomi: Brian Templeton (voce), Kid Ramos (chitarra), Anthony Geraci (tastiere), Willie J.Campbell (basso)

e Jimi Bott (batteria). “You Ain’t Done” è stato registrato a Maurice, Louisiana e ritoccato a Portland, Oregon ed esce per Gulf Coast, l’etichetta di Mike Zito, che è anche produttore insieme a Bott e presente in molti brani. Il quintetto offre un “menu” tutto originale – l’impegno compositivo è corale – e si spinge oltre i confini abituali del blues, per abbracciare rock, anche di stampo sudista, soul, country, briciole di pop, ritmi latini e qualche vibrante sferzata punk. Ospite supergradita la texana Ruthie Foster, che fa la sua bella figura e duetta con Templeton nella superba soul ballad “Whom My Soul Loves”.

J o s e R a m i r e z - “ H e r e I C o m e “ ( Autoprodotto )

L’immagine di Robert Johnson, tatuata sull’avambraccio destro, la dice lunga sulla passione per il blues di questo giovane e talentuoso chitarrista e cantante proveniente dal Costa Rica. Piazzatosi al posto d’onore alla recente International Blues Challenge di Memphis, Jose Ramirez ha scelto la Florida per stabilirvi la nuova residenza e il Texas per realizzare il suo album d’esordio. “Here I Come”, prodotto dall’affermato Anson Funderburgh, è una scintillante opera prima e sfoggia, nel connubio tra eleganza e passione la sua arma vincente. Si diceva del leggendario bluesman del crocicchio, di cui era impensabile non inserire almeno una delle 29 mitiche composizioni. La scelta è caduta su “Traveling Riverside Blues”, con una rilettura molto personale. Poi, a parte “I Miss You Baby”

(Freddie Simon), è tutta merce propria e di gran pregio in verità, con una propensione per le ballate avvolgenti e i raffinati mid-tempo. A rendere il tutto ancora più prezioso, una sezione fiati di prim’ordine (The Texas Horns) e un tastierista da brividi, Jim Pugh, in trasferta dalla sua California. Debutto pienamente riuscito.

L e A l t r e N o v i t à :

Gravel & Grace, Sister Lucille, Hurricane Ruth, Too Slim & The Taildraggers,

Gregg Martinez, Grant Dermody, David Bromberg Band, Robert Cray Band,

Jono Manson, Charlie Bedford, Joel Siegel & The Pocket Band, The McNamarr

Project, Raphael Wressnig & Igor Prado.

D a l P a s s a t o :

The Eagles, Dave Alvin, Carey Bell, The Drifters, Anson Funderburgh & The Rockets, “Whistling” Alex Moore, B.R. Lively, Conjunto Bernal, Rich O’Brien (“Take Me Back To The Range”).

B e n v e n u t i a B o r d o !     

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M y s t e r y T r a i n d e l 2 6 G i u g n o 2 0 2 0 “ 5 0 0 ! S u m m e r t i m e S p e c i a l E d i t i o n “

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D i s c h i d e l l a S e t t i m a n a :

D a v i d B r o m b e r g B a n d - “ B i g R o a d “ ( R e d H o u s e )

Quando nessuno parlava di “Americana” e forse il termine non era stato ancora coniato, David Bromberg era già in pista ad elargire il suo prodigioso distillato di musica delle radici.

Come lui solo Ry Cooder: due geniali precursori che negli anni ’70 scrissero pagine memorabili e pubblicarono opere entrate nella leggenda. Una decina quelle di David, noto anche come prezioso “session man” al fianco di Dylan, Doug Sahm e George Harrison. Poi

il ritiro durato più di vent’anni, periodo in cui continuò a esercitare la proficua attività di liutaio e il ritorno nel 2006, con il gioiello acustico “Try Me One More Time”. “Big Road” è il quinto capitolo del nuovo corso, il terzo prodotto da Larry Campbell. Ancora una volta con cura artigianale e perizia tecnica sbalorditiva, il fuoriclasse di Philadelphia, Pa. mescola amabilmente blues, folk, country, bluegrass, rock, radici irlandesi, old time e gospel. Per l’occasione il nostro attinge sia da fonti note (Tommy Johnson, Leadbelly, Charlie Rich,

Fab. T-Birds), che da autori poco frequentati (Thom Bishop, Gordon Bok). Ma sue sono

la strabiliante country ballad “George, Merle & Conway”, dedicata a tre giganti del genere

(Haggard, Jones e Twitty) e la chilometrica rilettura di “Diamond Lil”, gia fiore all’occhiello

del suo “Demon In Disguise” nel 1972.

R o b e r t C r a y B a n d - “ That’ s What I Heard “ ( Nozzle )

Con più di quarant’anni di carriera alle spalle e una ventina abbondante di dischi pubblicati

-il primo “Who’s Been Talking risale al 1980- Robert Cray è da sempre considerato uomo di punta del panorama blues internazionale. Gli incontri in passato con B.B.King, Chuck Berry e John Lee Hooker lo dimostrano con tutta evidenza. Negli ultimi anni, poi, il felice sodalizio con il batterista e produttore Steve Jordan hanno fatto lievitare ulteriormente le sue già elevate quotazioni. In realtà Jordan era già presente nell’ottimo “Take Your Shoes Off” del ’99, ma dal 2014 il legame è divenuto ufficiale. Tre albums di notevole valore, in particolare quello del 2017, dedicato al soul di Memphis insieme ai veterani della Hi Records. Questa nuova opera è una splendida conferma dello stato di grazia che il chitarrista e cantante di San Francisco – le origini sono a Columbus, Georgia – sta vivendo. Il suo stile è una sintesi illuminata e palpitante, sempre freschissima, di soul e blues, con il cuore votato a Sam Cooke, autentico nume tutelare e continua fonte ispirativa. Cray mette sul piatto cinque nuove composizioni, ma va soprattuto a rovistare nel passato per riportare alla luce gioielli quasi dimenticati (Curtis Mayfield, Sensational Nightingales, Dan Gardner...)

D i o n - “ B l u e s W i t h F r i e n d s “ ( KTBA )

Alla soglia delle ottantuno primavere lo straordinario cantante italo-americano non finisce di stupirci e pubblica uno dei dischi più significativi della sua lunga e prestigiosa carriera. Nel

1957 il folgorante esordio a capo dei Belmonts, gruppo di giovani “paisà” del Bronx, con una accattivante miscela di r&r, doo wop e r&b e tanti “hits” ai vertici delle classifiche. In seguito l’avventura solista, sempre a livelli esaltanti e all’insegna della buona musica, folk, blues,

rock, pop. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalla piena e definitiva conversione al blues e il nuovo album è, senza alcun dubbio, l’apoteosi di questo nuovo cammino. Prodotto da Joe Bonamassa per la sua nuova etichetta “no-profit” KTBA , “Blues With Friends” sfodera un cast di ospiti stellare. Solo qualche nome per motivi di spazio: John Hammond, Jeff Beck, Billy Gibbons (ZZ Top), Van Morrison, Brian Setzer, Bruce Springsteen...Le canzoni, tutte nuove e di pregevole fattura, sono frutto dell’inesauribile talento di Dion. Su tutte “Song For Sam Cooke (Here In America)”, struggente omaggio ad un grande artista volato in cielo troppo presto. L’ ospite qui è Paul Simon, già insieme a Dion nel precedente “New York Is My Home” del 2016.

Victor Wainwright & The Train - “ Memphis Loud “ ( Ruf )

Dalla nativa Georgia - “Piana From Savannah” è il suo “nickname” – a Memphis, passando per la Florida: ecco il percorso geografico compiuto da Victor Wainwright, uno dei talenti più fantasiosi e creativi del nuovo panorama blues. Giunto alla sesta prova, seconda per la casa di Thomas Ruf, Victor ci accoglie sul suo “Treno” e ci guida in un viaggio musicale eccitante e ricco di avventurose sorprese. La colonna sonora è un fantasmagorico caleidoscopio ribollente di idee e citazioni, in uno stile roboante e torrenziale, pieno di colpi di scena e acrobatiche invenzioni, che ingloba di tutto e di più. Jump blues, jazz dai profumi ellingtoniani, boogie-woogie, vintage r&r, honky tonk, sprazzi sinfonici, improvvisazioni “progressive” e cavalcate jam. Il tutto in continuo divenire, tra momenti di quiete e crescendo mozzafiato.Prodotto a quattro mani con l’esperto Dave Gross, “Memphis Loud” è un abum da ascoltare con estrema attenzione, per scoprirne tutte le molteplici sfaccettature e coglierne a piene le infinite suggestioni.

L e A l t r e N o v i t à :

Shemekia Copeland, Anthony Geraci, Lynne Hanson, Louise Cappi, Phantom Blues Band, Luciano Federighi & Davide Dal Pozzolo, Joice Walton.

D a l P a s s a t o :

Annie Keating, Jimmy Buffett, The Monkees, The Lovin’ Spoonful, Terry Hanck,

The Fender IV, Little Steven and The Disciples Of Soul, Eddie Cochran, Harry

Belafonte, The Mavericks, k.d. Lang, Los Straitjackets, Aki Kumar, Sam Cooke,

Brian Wilson and Van Dyke Parks, King Nawahi, The Beach Boys, Neila Dar,

Seth Swirsky, Delbert McClinton And Self-Made Men+Dana, Bruce Katz, Hoagy

Carmichael, Los Straitjackets with Deke Dickerson, Willie Nelson, Oscar Peterson.

B e n v e n u t i a B o r d o !            

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