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Santa Messa
Redazione

ON AIR

Mystery Train dell’ 8 Aprile 2021 “Quarter, Half…Full Moon !”

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Dischi della Settimana:

Paolo Bonfanti – “Elastic Blues” (Rust / La Contorsionista)

Abbiamo dovuto attendere ben sette anni per ascoltare un nuovo album di studio di Paolo

Bonfanti: “Exile On Backstreets” risale infatti al 2013. Nel frattempo il prodigioso chitarrista e cantante genovese non è comunque rimasto inattivo. Sono arrivati due ottimi lavori con Martino Coppo (“Friend Of A Friend”-’14 e Pracina Stomp –’19) e in mezzo il pulsante “Back Home Alive” (’15), registrato in concerto a Casale Monferrato, dove Paolo ha fissato da tempo la nuova residenza. “Elastic Blues” è qualcosa di più di un semplice nuovo album: è una sorta di entusiasmante riassunto di una carriera sempre vissuta ad altissimi livelli e un regalo speciale per festeggiare il sessantesimo compleanno. Il titolo la dice lunga.

Il blues, che sin dagli esordi negli 80’s, ha sempre rappresentato una solida base su cui si è sviluppato il suo percorso stilistico, allarga le maglie e si apre ad una considerevole molteplicità di linguaggi. Il rock travolgente e ai confini della psichedelia, folk e country più pacati e riflessivi, i sorprendenti strumentali che si muovono in completa libertà tra funk e jazz con dissonanze di stampo free, le radici genovesi, i Grateful Dead…Il tutto sotteso da una febbrile e stimolante creatività. Al fianco di Paolo la band abituale (Roberto Bongianino, Nicola Bruno, Alessandro Pelle) e una marea di ospiti, amici di vecchia data e nuovi contatti: Big Fat Mama, Fabio Treves, Yo Yo Mundi, Lucio Fabbri, Aldo De Scalzi…Non qualcosa, ma molto di più di un semplice nuovo album…un vero capolavoro !

The Lizzard Kings feat. Charles Ponder – “Jim Crow’s Shadow”

(Inside Sounds)

Fondata circa trent’anni fa a Memphis, Tenn. da Eddie Dattel e con più di novanta produzioni all’attivo, Inside Sounds torna con una nuova uscita dopo un breve periodo

di latitanza. Si tratta di “Jim Crow’s Shadow” di Wally B Ford e i suoi Lizzard Kings, che

alla metà dei 90’s avevano già realizzato un paio di interessanti lavori. Per l’occasione

la band è rinnovata dall’arrivo di Charles Ponder, affermato vocalist memphisiano

e si ricostituisce inoltre il felice sodalizio compositivo tra Ford e Dattel, che aveva dato eccellenti risultati nei dischi di Daddy Mac Blues Band (2010-15). Le canzoni dimostrano anche qui uno spiccato interesse per la realtà sociale -la piaga del razzismo ancora aperta,

la dilagante corruzione politica- ma non disdegnano altresì tematiche più leggere. Dal punto

di vista strettamente musicale, il quintetto arricchito da parecchi ospiti, propone un incisivo blues elettrico che concede ampi spazi a variazioni rock, soul e jazz.

Brad Stivers – “Six” (VizzTone)

Californiano con trascorsi in Colorado ai tempi del college e un paio di dischi con la

vecchia band (Bad Brad & The Fat Cats), Brad Stivers si è da qualche anno stabilito a

Austin, Texas e ha esordito come solista nel 2017 con il frizzante “Took You Too Long”.

Questo nuovo EP -il titolo indica proprio il numero delle tracce contenute- non lascia alcun

dubbio sulla cocente passione del giovane chitarrista e cantante per la tradizione r&r e r&b

dei 50’s. Il sound è diretto e pungente in quattro episodi, grazie anche all’apporto della moglie Lindsay Beaver, agguerrita vocalist e batterista, ma si addolcisce in “Your Turn To Cry” e nel celebre standard jazz “The Very Thought Of You”.

Beth Wimmer – “Chemical Reaction” (Bookmark Music)

Pubblicato nella primavera dello scorso anno, ma rimasto imprigionato dalle pesanti

limitazioni del primo “lockdown”, il quinto album di Beth Wimmer ha iniziato a circolare liberamente solo da pochi mesi. La raffinata songwriter bostoniana, per molto tempo in California e da qualche anno residente in Svizzera, ha confezionato un’opera che è il perfetto seguito del brillante “Bookmark”, uscito nel 2017. Prodotto a quattro mani con il fido Billy Watts, “Chemical Reaction” è uno squisito ed elegante compendio di “Americana” ad ampio

raggio (folk, country, soul, rock, ska, ritmi latini) e si ascolta con immenso piacere. Insieme a Beth i formidabili Mojo Monkeys, trio losangelino che la segue ormai da tempo: lo stesso Watts (chitarre), Taras Prodaniuk (basso) e David Raven (batteria). A dare una mano anche Aaron Till (viola) e Christoph Waibel (tastiere) e la vocalist Suzie Candell.

Le Altre Novità:

Joyann Parker, Cathy Grier + The Troublemakers, The Hungry Williams,

AJ Fullerton, Kim Wilson, Lloyd Jones, Dailey & Vincent (Industrial Strength

Bluegrass), Reverend Freakchild, Los Straitjackets, Doug Schmude, Matt Lomeo, The Halley Devestern Band, David Massey, Eve & Buck, Chris Cain,

The McKee Brothers, Shemekia Copeland, Steve Yanek.

Dal Passato:

The Jimi Hendrix Experience, Grateful Dead, Dick Dale & His Del-Tones,

Janis Joplin, Freddie Hubbard.

Benvenuti a Bordo !  

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Mystery Train del 1° Aprile 2021 “Movin’ On The Blues Tracks”

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Dischi della Settimana:

Andy Cohen with Moira Meltzer Cohen – “Small But Mighty” ( Earwig )

Di nuovo Andy Cohen sul “Treno del Mistero”, questa volta con l’album gemello di “Tryin’

To Get Home”, protagonista lo scorso 25 Febbraio. Country-blues, folk e old time music di gusto sopraffino sempre in prima linea per il chitarrista e cantante di Chicago, Illinois, dalla conoscenza enciclopedica e dall’amore smisurato per Rev. Gary Davis. Ma “Small But

Mighty”, realizzato con il prezioso contributo della figlia Moira Meltzer-Cohen, brilla di luce propria grazie al tema che lo caratterizza: canzoni dedicate all’infanzia. I brani sono brevi, divertenti e autografi per metà del programma e riescono a creare un’atmosfera giocosa

e coinvolgente. Due strumentali, “Reverend Gary Rag” e “Planxty Miss Joanna Swan”, figurano anche su “Tryin’ To Get Home”.

John Fusco And The X-Road Riders – “John The Revelator”

(Checkerboard Lounge)

Noto in passato soprattutto in veste di sceneggiatore –da non dimenticare “Crossroads”, il classico “blues movie” del 1986- John Fusco ha optato da qualche tempo per l’attività di musicista a tempo pieno. “John The Revelator” è la seconda prova con i suoi X-Road Riders e rilancia la carta vincente dell’esordio di due anni fa. Un mix di blues e musica delle radici

(soul, rock, pop e gospel in primo piano) davvero saporito. Eccellente vocalist e tastierista con un Hammond “groove” parecchio intrigante, Fusco conferma altresì i validi comprimari, provenienti dal suo Vermont, ma anche da Mississippi e Tennessee. Tutto sudista lo strepitoso trio formato dalla cantante Risse Norman, dalla trombonista Sarah Morrow (già con Ray Charles e Dr. John) e dal batterista Cody Dickinson (North Mississippi All-Stars), che suona anche altri strumenti e produce in modo molto brillante l’intera opera.

Alastair Greene – “The New World Blues” ( Whiskey Bayou )

Alastair Greene si è costruito una solida reputazione nel panorama rock-pop internazionale con gli otto anni trascorsi al seguito di Alan Parsons Project e i concerti insieme agli

Starship di Mickey Thomas. Ma il blues, dal forte impatto elettrico, è sempre stato nel suo cuore e il chitarrista e cantante californiano ha festeggiato vent’anni insieme alla propria band con un incandescente album dal vivo su Rip Cat (“Live From The 805 – 2018). Per questa nuova uscita Greene ha fatto un bel viaggio fino a Houma, Louisiana, in pieno Bayou Country e si è affidato alla produzione del bluesman cajun Tab Benoit, come di recente hanno fatto anche JP Soars e Damon Fowler. In lista undici nuovi titoli –tre firmati con Benoit- in cui blues e rock si fondono con vibrante energia e feeling travolgente, con una coppia ritmica di rara potenza –lo stesso Benoit alla batteria e Corey Duplechin al basso- a sostenere le pungenti folate elettriche del titolare.

Emma Swift – “Blonde On The Tracks” ( Tiny Ghost )

Per alleviare il disagio e la crisi d’ispirazione innescati dallo scoppio della pandemia, Emma Swift si è rivolta ad un progetto iniziato nel 2017: l’omaggio a Bob Dylan. Alle sei tracce già registrate insieme alla band guidata dal compagno Robyn Hitchcock e Patrick Sansone (Wilco), la vocalist australiana da tempo residente a Nashville, Tenn. ha aggiunto altri due brani. Così ha visto la luce “Blonde On The Tracks”, con un felice titolo che rimanda a due capolavori dylaniani: “Blonde On Blonde” (1966) e “Blood On The Tracks” (’75), da cui arrivano due pezzi a testa. Gli altri quattro provengono da “Highway 61 Revisited” (’65), “New

Morning” (’70), “Planet Waves” (’74) e dal recentissimo “Rough And Rowdy Ways” . La voce limpida e seducente della Swift, la strumentazione parca e ben dosata e gli arrangiamenti fedeli agli originali, ma sempre freschi e personalizzati, fanno del disco un tributo emozionante e ricco di suggestioni. Da non perdere.

Le Altre Novità:

Ally Venable, Crystal Thomas, Sharon Jones & The Dap-Kings, Selwyn Birchwood, Rev. John Lee Hooker Jr., Joe Lewis Band, Jimmie Bratcher,

Michael Jay Cresswell, Martin Lang, Dave Alvin, Tomislav Goluban, Damon Fowler, Jesse Brewster, Lula Wiles, Catfish Keith, Dustin Arbuckle & Matt Woods, Bill Frisell.

Dal Passato:

Bob Dylan, Fontella Bass, Sam Cooke, Rev. Gary Davis.

Benvenuti a Bordo e Buona Pasqua a Tutti !     

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Mystery Train del 25 Marzo 2021 “A Fool For You, Baby…”

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Dischi della Settimana:

The California Honeydrops – “Remember When: Live, Vol. 3” (Tubtone)

Per registrare il precedente “Live 2019” le “Gocce di Miele Californiane” si erano spinte fino

in Australia e Nuova Zelanda. Questo nuovo album le vede rimanere all’interno dei confini statunitensi, con Chicago, Ill. a fare la parte del leone: tre brani sugli otto in programma.

La formidabile band di Oakland, guidata dal vulcanico cantante e polistrumentista Lech Wierzynski, dà ancora una volta prova dell’incredibile confidenza con il palco e ci delizia

con il gioioso e irresistibile caleidoscopio di “musica delle radici”: blues, soul, r&b, reggae, zydeco, jazz tradizionale, New Orleans. Un rapporto davvero privilegiato e caloroso con gli spettatori, con un costante invito al ballo e al puro divertimento. L’atmosfera è sempre cordiale e festosa e la musica scorre libera e coinvolgente. Nel contagioso tormentone “swamp” di “I Wanna Go Home” s’insinua anche una gustosa citazione di “Higher And Higher” (Jackie Wilson–1967). Siete tutti invitati !

Martin Lang – “Bad Man” (Random Chance)

Trent’anni fa l’arrivo a Chicago, Illinois e, con l’acquisto in Maxwell Street di una cassetta

del “meglio” di Little Walter, l’inizio di una travolgente passione per il blues. Martin Lang ha da subito avuto le idee chiare: diventare un bravo armonicista. Il lungo e proficuo apprendistato lo vede dividere il palco con Pinetop Perkins e Robert Jr. Lockwood e suonare nei dischi di Willie Buck e Oscar Wilson. Bella gente da cui imparare i molti segreti della “Windy City”. Ma è giunto il momento di mettersi in proprio e Lang, su invito di Rick Congress (Random Chance Records), firma la sua “opera prima”: un esaltante affresco sonoro dedicato alla metropoli che lo ospita da tanto tempo. Una “songlist” divisa equamente tra originali e ripescaggi con numerose accattivanti tracce strumentali. Ad accompagnarlo in questo scintillante esordio una band di tutto rispetto, con la presenza di Billy Flynn e Gerry

Hundt. Produzione affidata al noto critico Dick Shurman. Appuntatevi nome e cognome:

Martin Lang, “Bad Man” provvidenziale per il blues di Chicago…

Bob Margolin – “Star of Stage and Screens” (VizzTone)

Sulla scorta del successo ottenuto da “This Guitar And Tonight”, vincitore del Blues Music Award in qualità di miglior disco acustico del 2019, Bob Margolin prosegue nella stessa direzione – chitarra e voce – e invia altre sei nuove composizioni. Ma se nel precedente Jimmy Vivino e Bob Corritore contribuivano per un brano a testa, qui il settantunenne ex-alunno di Muddy Waters fa veramente tutto da solo. Nato durante la frustrazione del “lockdown” e pervaso da un senso di ansia e incertezza a causa della situazione anomala e senza precedenti, il disco riesce comunque a trasmettere messaggi di speranza e positiva determinazione. Nel futuro i musicisti torneranno sul palco di fronte al pubblico che applaude con calore. Intanto accontentiamoci ancora degli schermi di pc e cellulari,

in attesa di tempi migliori…

Joyann Parker – “Out of The Dark” (Hopeless Romantic)

Questo è il momento giusto per pubblicare un album: adesso la gente ha tanto bisogno di musica”. L’affermazione è di Joyann Parker, talentuosa cantante, chitarrista e pianista di Minneapolis, Minnesota. Il suo nuovo disco ha una storia simile ad altre raccontate di recente. Il progetto, iniziato nel gennaio dello scorso anno, fu interrotto bruscamente a marzo per lo scoppio della pandemia. Ripreso a giugno e completato in agosto, “Out Of The Dark” ha visto la luce il 12 febbraio. Con una formazione guidata dall’insostituibile chitarrista Mark Lamoine, già con lei ai tempi degli Sweet Tea, Joyann ci serve una bollente miscela di blues, soul, r&b, r&r, gospel e funk, senza dimenticare le radici country dell’amata Patsy Cline. Due titoli provengono da “On The Rocks”, lavoro del 2015 con la band citata. Il resto è tutto nuovo e di prima qualità e l’album è una magnifica conferma di

quanto già espresso “Hard To Love”, lo smagliante esordio solista di tre anni fa.

Out Of The Dark” è proprio la colonna sonora ideale per condurci verso l’uscita di questo tunnel surreale in cui siamo finiti. “Fuori dal buio”, verso la luce…

Le Altre Novità:

Misty Blues, Veronica Lewis, The Hungry Williams, The Hitman Blues Band, Chris Cain, Dave Alvin, The Mighty Klucks (Backyard Blues), Stompin’ Howie And The Voodoo Train, Curtis Salgado feat. Wayne Toups, AJ Fullerton, Eddie Seville, The Odd Birds, Bobby Osborne (Industrial Strength Bluegrass),

Los Straitjackets, Ben Levin, Heath Cullen, Maceo Parker.

Dal Passato:

Patsy Cline, Muddy Waters, Jackie Wilson, Ray Charles.

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Mystery Train del 18 Marzo 2021 “Springtime In Memphis”

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Dischi della Settimana:

Tomás Doncker – “Wherever You Go” (True Groove)

L’imponente chitarrista, cantante e produttore newyorkese torna in campo a meno di

un anno dall’uscita di “Moanin’ At Midnight”, il notevole tributo ad Howlin’ Wolf.

Concepito in piena pandemia, con l’apporto a distanza della sua Blue Ruin Band -alcuni

componenti risiedono in Europa- “Wherever You Go” è una nuova esaltante dimostrazione

del fervido talento di Doncker. Le sue radici musicali affondano nella tradizione e gli omaggi a Blind Willie Johnson (“I’m Gonna Run To The City Of The Refuge”) e Skip James (“Hard Time Killing Floor Blues”) ne sono una palpabile testimonianza. Ma il mix di Chicago Blues, soul, rock e gospel di stampo sudista, alla base del suo stile, viene trasformato in un linguaggio nuovo, moderno, a volte visionario e psichedelico e molto spesso proiettato al futuro.

Harmonica Shah And Howard Glazer – “Ain’t Gonna Worry About

Tomorrow” (Electro-Fi)

Il primo incontro su disco tra Harmonica Shah e Howard Glazer è datato 2003. “Tell It To

Your Landlord”, pubblicato dalla canadese Electro-Fi era un bel manifesto di blues elettrico nudo e crudo, privo di edulcoranti sofisticazioni, essenziale e fortemente “down home”.

Ci sono voluti ben diciotto anni per rimettere insieme la coppia di Detroit, Michigan, ma questo nuovo album ripaga la lunga attesa. A offrirci la ghiotta opportunità è ancora

la solerte etichetta di Toronto e il disco non delude le aspettative. I due amici sono sempre

in ottima forma e, malgrado i capelli ormai bianchi, il tempo sembra non essere trascorso.

Il loro blues è più che mai schietto e verace, per nulla raffinato e sempre senza inutili orpelli. “Motor City Blues back to the bone” !

Skylar Rogers – “Firebreather” (Autoprodotto)

Descritta come un eccitante incrocio tra Etta James e Tina Turner, Skylar Rogers compie il

primo passo sulla lunga distanza dopo il promettente EP “Insecurities”, pubblicato nel 2018.

Ben sostenuta dai fidati e ormai super affiatati Blue Diamonds, la provocante vocalist chicagoana ci sferza con il suo esplosivo “soul rockin’ blues”, termine che ben definisce i contorni del suo stile. “Firebreather”, registrato ai Sawhorse Studios di St.Louis, Missouri contiene una decina di titoli originali, firmati a quattro mani con Paul Niehaus e non lascia dubbi sulle considerevoli potenzialità artistiche della Rogers.

Scott Weis Band – “Simmer Me Down” (Sleepy Lodge)

Giunto al sesto lavoro e con il prezioso ausilio di una coppia ritmica di tutto rispetto -Robert

Kopee, basso e Roger Voss, batteria – Scott Weis mantiene alto il livello della sua proposta musicale. Registrato nei rinomati Showplace Studios di Dover, New Jersey e curato dal compianto Ben Elliott, in una delle sue ultime apparizioni, “Simmer Me Down” amalgama blues, rock e soul con esemplare armonia. Il cantante, chitarrista e armonicista di Greeley,

Pa. è anche un eccellente autore e compone la maggior parte del materiale, ma recupera altresì due gemme dal passato: “When Something Is Wrong With My Baby” di Sam & Dave

e “Jesus Just Left Chicago” dei texani ZZ Top. Tra gli ospiti da segnalare la celebre vocalist Cindy Mizelle e il tastierista John Ginty, entrambi di casa negli studi di Elliott.

Le Altre Novità:

Cathy Grier + The Troublemakers, Vikings Of Blues, mi Haley, Shakin’

Woods, The Lizzard Kings feat. Charles Ponder, Keller Brothers, Ghalia Volt,

Early Times & The High Rollers !, Paolo Bonfanti, Dave Thomas, Anne Harris

Feat. Markus James, Scott McClatchy, Catherine Britt, Catfish Keith,

Zachary Richard.

Dal Passato:

The Beach Boys, The Dell-Vikings, Martha & The Vandellas, The Iguanas,

Fiona Boyes, Blind Willie Johnson, Bobby Timmons.

Benvenuti a Bordo !  

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Mystery Train dell’11 Marzo 2021 “Come On…Meet Me In Santa Cruz !”

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Dischi della Settimana:
Selwyn Birchwood – “Living In A Burning House” (Alligator)
Classe 1985, nato e cresciuto a Orlando, Florida in seno ad una famiglia di origini 
caraibiche (Tobago), Selwyn Birchwood è approdato al blues grazie alla passione per Jimi Hendrix, gettandosi poi a capofitto nell’ascolto di Albert King, Muddy Waters e soprattutto
Buddy Guy. Si è fatto le ossa nella band di Sonny Rhodes, imparando da lui I segreti della “lap steel”. “Living In A Burning House” è il suo quinto album – terzo per l’etichetta di 
Bruce Iglauer – ed è stato registrato proprio nella città di Disneyland, con la produzione del miracoloso Tom Hambridge. Solo titoli autografi in lista – Selwyn non ama le “covers” -  attraverso i quali si sprigiona ancora una volta quello stile decisamente personale, che lui stesso definisce “electric swamp funkin’ blues”. Un’energica e corrosiva mistura di blues, rock e soul dall’impatto micidiale.      
Andrea Garibaldi & Luciano Federighi – “October Land” (Ocean Vibes)
A breve distanza dall’intenso “Viareggio And Other Imaginary Places” insieme al sassofonista torinese Davide Dal Pozzolo, Luciano Federighi si ripropone con un nuovo album di coppia, questa volta con il pianista e quasi concittadino (Camaiore) Andrea Garibaldi, come Dal Pozzolo già suo prezioso collaboratore in passate occasioni. Affermato scrittore, giornalista e critico musicale con una conoscenza senza pari dello sterminato panorama vocale americano, Federighi è altresì un ispirato pianista e cantautore, che si muove con assoluta originalità tra jazz e blues. Alle spalle una nutrita quantità di pregevoli lavori disseminati nel corso degli anni. “October Land” lo ritrae solo in veste di cantante, con un timbro ruvido e fumoso, e rispolvera con nuovi arrangiamenti una serie di composizioni già incluse in opere precedenti. Le canzoni, sempre magicamente sospese tra jazz e blues, riprendono vita con sobria ed essenziale eleganza, grazie anche al raffinato contributo di Garibaldi, senza smarrire un briciolo del suggestivo fascino originario.  
Justin Howl – “Wanderlust” (Autoprodotto)
Appassionato di blues rurale e letteratura, con un debole particolare per William Faulkner, Justin Howl pubblica il secondo album e continua il viaggio a ritroso alla ricerca delle proprie radici sudiste. Il giovane cantante, chitarrista e armonicista di Chicago, fortemente influenzato dall’aspro e sferzante North Mississippi Hill Blues – Fred McDowell e R.L.Burnside i suoi riferimenti primari – firma dieci nuovi brani e li interpreta con un piglio molto ritmico e pungente. La traccia che intitola la raccolta descrive lo smanioso e frustrante desiderio di viaggiare in un periodo, quello che stiamo vivendo, in cui è molto più sicuro restare a casa.
Artur Menezes – “Fading Away” (VizzTone)
Il chitarrista e cantante proveniente dal Brasile e stabilitosi da tempo a Los Angeles, Ca.
licenzia il suo quinto lavoro in carriera. “Fading Away”, seconda prova in terra statunitense  dopo il notevole “Keep Pushing” (2018), si avvale della produzione di Josh Smith, che compare come ospite in “Free At Last”. Da segnalare anche la presenza di Joe Bonamassa, che duetta col titolare in “Come On”. Menezes non smentisce la fama di potente “guitar slinger” e colpisce con una rovente fusione di blues e rock, nel segno di Hendrix e Stevie Ray, ma con una marea di idee e soluzioni sempre fresche e del tutto personali. In questa direzione anche la ritmica sudamericana dello strumentale “Northeast”.     
Le Altre Novità:
Crystal Thomas. Rose Hudson with Barrelhouse, Veronica Lewis, Damon 
Fowler, Curtis Salgado, The Reverend Shawn Amos & The Brotherhood, 
Atomic 44s, Joe Lewis Band, Urban Ladder Society, David Massey, Beth
Wimmer, Industrial Strength Bluegrass (Rhonda Vincent & Caleb Daugherty),
Zachary Richard, The Mystix, Peter Parcek.    
Dal Passato:
Chuck Berry, Eddie Cochran, Ritchie Valens, Gene Taylor, Horace Silver,
The Blasters.
Benvenuti a Bordo !  

 
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