23 marzo 2026

Novi – Vendita ex Ilva: Flacks Group ha finto di defilarsi, Jndal s’è inserito nella trattativa e gli americani hanno rilanciato

Fine settimana convulso per l’ex Ilva con colpi di scena a ripetizione nella trattativa riguardante la vendita del gruppo siderurgico italiano che ha uno stabilimento anche a Novi Ligure. Venerdì il fondo americano Flacks Group, la cui offerta era stata considerata migliore rispetto a quella del Fondo Bedrock, non ha fatto pervenire entro il termine prefissato i chiarimenti chiesti e attesi dai commissari in merito alla sua offerta e relativi a piano industriale, investimenti e risorse proprie da impegnare. Ne hanno approfittato gli indiani di Jindal Steel International che hanno presentato ai commissari una "proposta vincolante", non smentita, ma nemmeno confermata, sino a ieri sera, dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. La proposta, definita “vincolante" degli indiani che già avevano partecipato al primo bando di gara per la vendita dell'ex Ilva per poi uscirne, secondo fonti solitamente bene informate sarebbe equivalente, ai fini della valutazione, con quella di Flacks. Secondo le stesse fonti, il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, avrebbe datomandato ai commissari di Ilva e  Acciaierie d’Italia, entrambe in amministrazione straordinaria, di vakutare al più presto la proposta. Nel frattempo Jindal Steel International ha chiesto d'incontrare i commissari straordinari che, al momento della richiesta, avevano soltanto il mandato di valutare l’unica offerta sino a venerdì scorso sul tavolo di governo e commissari, quella di Flacks Group. Sabato il fondo anglo americano ha ribadito il proprio impegno per l'acquisizione dell'ex Ilva e chiesto un confronto diretto con i commissari della società siderurgica italiana accompagnando la richiesta con una nota tramite la quale ha sottolineato che la qualità complessiva e la solidità finanziaria delle proposte rappresentano elementi chiave nella valutazione del dossier. Flacks Group, che non aveva fatto pervenire entro venerdì le integrazioni alla sua proposta, questa volta sembra essersi dimostrato disponibile ad affrontare i nodi ancora aperti per una soluzione condivisa. Ieri da Roma è rimbalzata anche a Novi l’indiscrezione secondo la quale la "proposta vincolante" di Jindal, prevederebbe la continuità operativa di due altiforni a carbone come soluzione ponte. Questo in attesa di avere la piena decarbonizzazione dell'acciaieria di Taranto con i forni elettrici entro il 2030 e una produzione, a quel punto, di 6 milioni di tonnellate di acciaio green. Con due altiforni operativi in attesa dei forni elettrici, l'acciaieria di Taranto marcerebbe quindi con gli attuali impianti ed avrebbe una produzione di 4 milioni di tonnellate l'anno. Con i 6 milioni da produrre con i forni elettrici tra Taranto e Oman, gli impianti a valle situati negli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, avrebbero lamiere a sufficienza da raffinare. Dallo stabilimento ex Ilva di Novi Ligure dove ieri gli uffici erano chiusi per festività, ancora nessun commento sul fine settimana caratterizzato da tante voci e nessun fatto che potrebbe indurre lavoratori e sindacalisti a rispolverare il vecchio striscione con su scritto “non fate gli indiani”. Gli amerindi che trattarono nel 2021, è opportuno ricordarlo, erano quelli di ArcelorMittal e gli strascichi sono stati il commissariamento di Ilva e le difficoltà del gruppo trascinatesi sino ad oggi. Quindi, scetticismo giustificato anche da chi è convinto che nessuno debba pagare per colpe altrui.

 

Nella foto di Dino Ferretti:
Lo striscione che i sindacalisti dell’allora Ilva esposero nel 2021 davanti all’ingresso dello stabilimento di Novi Ligure.