02 ottobre 2026

Novi. I giudici della Corte d’Appello hanno preso tempo per decidere sullo spegnimento dell’altoforno Ilva di Taranto. Ansia in città  

Ieri mattina si sono riuniti i giudici della Corte d’Appello civile di Milano per esaminare le richieste di sospensiva del decreto dello scorso luglio che impone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni. I giudici si sono riservati la decisione che, probabilmente, arriverà entro la fine della settimana. C’è grande attesa a Novi Ligure dove l’ex Ilva ha uno stabilimento con circa 550 dipendenti, così come nelle altre città dove sono insediati e ancora in funzione i siti produttivi del gruppo siderurgico italiano che sta attraversando una profonda crisi. La situazione diventerà drammatica a Taranto dove, in caso di chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria, potrebbero esserci più di diecimila esuberi o, altra ipotesi, quindicimila lavoratori in cassa integrazione, decisione che scatenerebbe un effetto domino che creerebbe esuberi, prepensionamenti o altre centinaia di cassaintegrati in tutta Italia. La corte d’appello civile di Milano ieri si è riunita per prendere in esame la nuova richiesta di sospendere il provvedimento che impone lo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro il 28 ottobre. La nuova istanza è stata avanzata da Acciaierie d’Italia (la società che gestisce i siti produttivi) e l’ex Ilva, entrambe in amministrazione straordinaria che chiedono nuovamente di sospendere gli effetti del decreto con cui la Corte d’Appello aveva disposto l’arresto degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico tarantino perché inquina. A Novi Ligure, inutile negarlo, c’è pessimismo al riguardo di una svolta che possa salvaguardare l’occupazione oltre che la salute degli abitanti di Taranto. C’è un altro appuntamento giudiziario nell’agenda dei giudici, in questo caso della Corte di Cassazione ed è fissato per il 20 ottobre, ma in quella data la procedura per lo spegnimento dell’altoforno due, l’unico attualmente in funzione, dovrà essere in stato avanzato e riaccenderlo sarà imprese difficile, per non dire impossibile.

 

Nella foto: Lo stabilimento ex Ilva di Novi non inquina, eppure rischia un drastico calo di lavoro.

 

 

 

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