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Intervista a Dolcenera

*a cura di Emanuela Crosetti per RadioPNR

"Evoluzione della specie" è il tuo ultimo disco. Come mai questo titolo e quali sono i temi che tratti all'interno?

E' un titolo ironico, ovviamente, e ha diversi significati: uno riferito alla realtà e l'altro più personale. Personale nel senso che mi piace sentirmi sempre nuova, come musicista e come persona, perchè mi piace continuare a studiare per avere una diversa visione di me. E questo si traduce, nella mia musica, in una voglia di sperimentare: si evolvono le passioni, cambiano i suoni e la semantica dell'album. Mi piace osare. Da un punto di vista del sociale il titolo conduce a un'osservazione della realtà. La domanda è: l'uomo si è davvero evoluto? La specie umana sta davvero facendo il meglio per sé?

 

Infatti all'interno dell'album ritroviamo tematiche che richiamano spesso una sensazione di incertezza verso il futuro e il presente, la crisi che stiamo attraversando. Come la vedi questa situazione e come senti di averla tradotta in musica?

Quando ho scritto questo album, la crisi c'era già. All'epoca sentivo di avere delle speranze di positività oltre a quella rabbia legata all'individuo stesso perchè ognuno, nel suo piccolo, deve poter fare qualche cosa. Ad oggi credo ancora in questo e la rabbia è stata momentaneamente accantonata. Però ho ancora troppa incertezza, siamo sempre in bilico. La sensazione non è positiva. Adesso ci vorrebbe un'azione di gruppo: bisogna stare uniti perchè solo agendo uniti si può cercare di cambiare le cose. Se crolla una realtà dobbiamo tiriamone su un'altra.

 

In proposito cito la canzone “Il sole di domenica”, che ha una melodia molto spensierata con una tematica impegnativa..

Il testo, infatti, è volutamente ermetico. Non volevo fare del qualunquismo. Questo brano vuole essere un invito a manifestare il proprio pensiero e a cercare delle persone che la pensano come te.

 

Anche “Ci vediamo a casa” è un brano che ha dei risvolti sociali interessanti..

Addirittura ancora più forti di “Il sole di domenica”. De Andrè diceva che l'inizio di un pezzo deve riuscire a dire tutto. E quando questo inizio viene spontaneamente è ancora più efficace rispetto a quando è, invece, costruito. E' una canzone che ho scritto di getto, è costituita da un solo pensiero che scorre fluido e senza virgole, senza pause. Questa libertà di cui tutti parlano in realtà non c'è: realizzazione nel lavoro, coronamento dei propri sogni sono cose che non sono di questo momento storico. E da tutta questa rabbia trovi rifugio nella casa, sempre se una casa ce l'hai. Infatti uso un condizionale nel testo..

 

Questo è un album che contiene sonorità diverse rispetto a quelli precedenti. Come mai hai optato per questa scelta e in che modo l'hai realizzata?

Istintivamente mi piaceva l'idea di abbandonare per un momento il pianoforte e dedicarmi al synth. Per cui, mi è venuto naturale. E dal momento in cui guardo una realtà che non mi appartiene, quella politica e quella sociale, ho deciso di tradurla in musica facendo leva sulla necessità di cambiamento.

 

Infatti, se non sbaglio, nell'album compare un ospite: il Professor Green, un musicista rap dalle sonorità elettroniche. Come l'hai conosciuto e perchè hai pensato a lui per una collaborazione?

Le cose succedono per caso: l'ho incontrato a Londra, a un meeting della casa discografica e abbiamo avuto modo di conoscerci bene artisticamente e di collaborare, perciò, in maniera del tutto spontanea, per questo mio lavoro.

 

E' vero che suoni la batteria?

E' vero! Ho sempre avuto il pallino della batteria. Decisi di incominciare a suonarla e fu prima di comporre questo mio ultimo disco. Mi serviva per registrarmi da sola le parti di batteria nella pre-produzione dei dischi direttamente da me. Adesso però l'ho mollata! Vedi come sono volubile? O, meglio, mi definirei cangiante. Mi è servita in quel momento e l'ho studiata. Se solo avessi il tempo di studiare tutto quello che mi piace! Mi sembra sempre di non avere abbastanza tempo. Il tempo mi divora, se penso a tutte le cose che potrei fare e che, alla fine, non riesco a incominciare o a portare a termine.

 

"Evoluzione della specie" è uscito in due edizioni. Come mai?

E' stato necessario dopo Sanremo e in quanto erano rimasti fuori dei pezzi. In realtà, nonostante le due edizioni, il tema dell'evoluzione continuerà perchè io stessa mi sento in evoluzione: mentre sono in tournèè penso già a che sound dare al prossimo disco, verso che mood mi sento più orientata..

 

Ecco: rivelaci, se puoi, qualcosa dei tuoi prossimi lavori..

In realtà sono ancora nella fase in cui mi sto ascoltando e sto cercando di capirmi.. Sono ancora alla ricerca e non so, al momento, cosa ne uscirà!

 

L'ultima domanda, in realtà, è più una curiosità: prima di comporre questo disco, hai dichiarato di aver ascoltato circa 150 album del periodo che va dal 1967 al 1974. Perchè proprio queste date?

Perchè era una fase di transizione in cui si prendeva il meglio degli anni Sessanta e si guardava a una loro evoluzione sfociata poi nei Settanta..

 

Dimmi tre dischi che per te sono stati fondamentali in questa ricerca..

Iggy Pop per la sua dimensione irrequieta e barbarica; i Genesis con il loro progressive, un genere che ho sempre amato già in Italia con la PFM; poi, però, dovrei buttarmi su quello che ho ascoltato successivamente, negli anni più vicini a noi ora..

 

E dei Beatles?

E' grazie ai Beatles che ho iniziato a suonare la batteria. E non mi chiedere il perchè! Il percorso mentale non è così semplice da spiegare. I loro arrangiamenti non erano mai basati su dei pattern, ma ogni parte aveva accompagnamenti di batteria molto differenti. Ed è un approccio che mi ha incuriosito immediatamente!

 

Qualche progetto a breve a livello di date o collaborazioni?

C'è il tour da finire e intanto mi metterò a scrivere perchè al momento sto solo ascoltando ed elaborando. Quello che è certo è che bisogna fare qualcosa di diverso, perchè questa realtà ci sta appiattendo e ci rende tutti troppo uguali.

 

Un pensiero che trapela dai tuoi testi e che dà molto coraggio. E consapevolezza!

Mi fa piacere che ci si possa identificare.. La musica è costruzione di idee, oltre che di sentimenti!